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SVIZZERA«Crescono solo gli stipendi dei più ricchi»

29.04.24 - 09:53
Lo denuncia l'Unione sindacale svizzera
Foto TiPress
Fonte ATS
«Crescono solo gli stipendi dei più ricchi»
Lo denuncia l'Unione sindacale svizzera

BERNA - La politica dei redditi va chiaramente nella direzione sbagliata: lo denuncia oggi l'Unione sindacale svizzera (USS) in occasione della pubblicazione del suo rapporto sulla ripartizione dei salari, della ricchezza e degli oneri fiscali. Mentre gli stipendi più alti continuano ad aumentare, quelli medio-bassi soffrono, ha criticato il sindacato.

Una volta pagate le tasse e l'affitto, le persone con un salario medio o basso hanno meno da vivere oggi rispetto al 2016, ha sottolineato l'USS.

Per i salari medio-bassi si profila un «decennio perso», ha detto oggi in conferenza stampa a Berna il presidente dell'USS e consigliere agli Stati Pierre-Yves Maillard (PS/VD). Dopo il 2021, 2022 e 2023 i salari reali sono in calo per il quarto anno consecutivo, ha sottolineato la vicepresidente dell'USS Vania Alleva, sottolineando che si tratta di una situazione inedita dalla Seconda Guerra mondiale.

Nello stesso tempo i più ricchi vedono migliorare la loro situazione: gli stipendi più elevati continuano a progredire e i cantoni riducono le imposte sui redditi e i patrimoni delle classi più agiate, ha denunciato il sindacato.

«La realtà della popolazione è cambiata» - Secondo l'USS, il suo studio è più affidabile di quello condotto nello stesso ambito dalla Confederazione, che si basa su un campione di sole 4000 famiglie. Il sindacato ha esaminato la situazione delle famiglie tipo, attingendo a un database contenente almeno un milione di osservazioni.

Gli studi che analizzano la situazione della popolazione hanno «la spiacevole tendenza a basarsi su medie» che non riflettono la realtà delle diverse classi di popolazione, ha criticato Maillard. Con il suo rapporto, il sindacato cerca di «rendere giustizia alla realtà del Paese», mostrando l'evoluzione del potere d'acquisto di specifiche categorie della popolazione, secondo Maillard.

Dopo che il popolo svizzero ha accettato il 3 marzo scorso di introdurre una 13esima mensilità AVS, alcuni commentatori stupiti hanno suggerito che il popolo fosse cambiato, ha affermato Maillard. Ma «non è il popolo a essere cambiato, bensì la realtà nella quale vive», ha puntualizzato. «Nonostante un lavoro intenso, la maggior parte dei lavoratori non può mettere da parte nulla, una constatazione ignorata dai ricchi e da coloro che gestiscono il Paese», ha affermato.

Le soluzioni proposte dall'USS non sono nuove: innanzitutto, un aumento sostanziale dei redditi medio-bassi, una misura che, secondo l'organizzazione sindacale, è economicamente praticabile. In secondo luogo, l'USS chiede una limitazione dei premi delle casse malati al 10% del reddito, come contemplato dall'iniziativa socialista per premi meno onerosi su cui il popolo è chiamato a esprimersi il 9 giugno. Infine, il sindacato si oppone alla prevista riduzione delle imposte sul reddito e sul patrimonio, che «migliorerebbe ulteriormente la situazione delle persone che non ne hanno bisogno».

A favore dell'automaticità -
L'USS sostiene il ritorno alla politica delle compensazioni automatiche dell'inflazione, che a suo avviso dovrebbero tornare a essere la norma nei contratti collettivi. Negli ultimi anni, il sindacato deplora il fatto che queste siano state sostituite da aumenti individuali.

Il capo economista dell'USS, Daniel Lampart, ha illustrato con cifre il crescente divario tra redditi bassi e alti: 4000 persone in Svizzera guadagnano attualmente uno stipendio di 1 milione di franchi all'anno o più e 17'500 hanno uno stipendio annuale di almeno mezzo milione di franchi; due categorie sempre più ricche.

Tuttavia sostanzialmente, osserva Lampart, «le persone lavorano molto e duramente, ottenendo troppo poco». L'aumento della produttività non si riflette più nei salari reali.

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