Lo ha comunicato la Banca centrale cinese, ribadendo il proprio pugno duro contro le cripto
PECHINO - La Cina torna a stringere le viti contro i Bitcoin e, più in generale, contro le criptovalute, e questa volta con una mossa drastica.
La Banca centrale cinese (People's Bank of China, Pboc) ha oggi infatti definito «illegali» tutte le transazioni e le attività «in valuta digitale» (ad esempio servizi di trading, emissioni di token), e promette «una ferma repressione». D'ora in poi è dunque praticamente vietato far circolare monete virtuale sul mercato cinese.
Lo ha riportato la rivista Bloomberg, sulla base di una nota rilasciata dallo stesso istituto bancario. Nel comunicato si può leggere come il Governo «reprimerà in modo risoluto la speculazione legata alle valute virtuali, le attività finanziarie correlate e il comportamento scorretto, al fine di salvaguardare le proprietà delle persone e mantenere l'ordine economico, finanziario e sociale».
Nel comunicato è poi stato spiegato che verrà anche rafforzato il controllo degli istituti di credito e delle società di pagamento, per impedire loro di facilitare il commercio di criptovalute.
La decisione ha messo sotto pressione tutti i titoli legati alle criptovalute e alla blockchain, colpendone anche il valore. Il Bitcoin è sceso di oltre il 6%, a 42'000 dollari. Anche altre cripto sono crollate: Ether, ad esempio, è precipitato del 10%.
Recentemente, lo ricordiamo, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC) ha lanciato «una profonda pulizia» a livello nazionale del mining di criptovalute. Tali attività «contribuiscono poco alla crescita economica della Cina, generano rischi, consumano un'enorme quantità di energia e ostacolano gli obiettivi di neutralità del carbonio», aveva dichiarato a riguardo.