Maurizio Canetta, granconsigliere PS
Vittoria, certo. Il taglio ai sussidi di cassa malati è stato cancellato. Non si tratta di mettersi al petto una medaglia, ma la gioia è tutta per il sollievo di migliaia di famiglie e persone che hanno vissuto mesi con la spada di Damocle di vedersi tolti o ridotti notevolmente i sussidi RIPAM: sarebbe stata un’ulteriore erosione di un potere d’acquisto già penalizzato da aumenti pesanti, a partire da quello dei premi di cassa malati.
Nessuno si illude ovviamente che i problemi siano risolti, anche perché un nuovo aumento è in arrivo in autunno, come annunciano tutte le previsioni. Allora inizieremo la campagna per l’iniziativa del PS detta del 10%, ovvero l’intervento dello stato per persone e famiglie, per le quali i premi di cassa malati pesano più del 10 per cento del loro reddito disponibile. Si sono già alzate le voci di chi mette al primo posto i conti dello stato, anche davanti alle persone che faticano a far quadrare i conti e ad arrivare a fine mese: iniziativa troppo cara. Il costo stimato è 300 milioni.
Ma attenzione, non è una spesa che nasce dal nulla, oggi quei trecento milioni sono pagati da cittadine e cittadini, dalle famiglie. Si tratta quindi di una diversa distribuzione della spesa, a vantaggio delle categorie meno favorite. Parallelamente sono sul tavolo altre iniziative, quella della Lega che vuole la piena deduzione fiscale dei premi di cassa malati e l’interpellanza del Partito Liberale che chiede di abbassare i parametri della RIPAM (Riduzione dei premi dell’assicurazione malattia) per finanziare maggiormente il settore ambulatoriale, immaginando che questo provochi un abbassamento dei premi per tutti. In entrambi i casi si tratta dei classici specchietti per le allodole, perché sia in un caso che nell’altro, al di là dei costi per le casse dello stato, verrebbero favoriti soprattutto gli alti redditi (iniziativa della Lega) e si ridurrebbero (almeno teoricamente, prove non ce ne sono) i premi anche a chi non ha nessun problema a pagarli (interpellanza del PLR). Siamo coscienti che in ogni caso il mantenimento dei sussidi e l’iniziativa del 10% non agiscono sui costi della salute, sono interventi di politica sociale, a nostro parere essenziali di fronte a un impoverimento generale e a un’erosione continua del potere d’acquisto.
Al di là delle espressioni tecniche si tratta di persone, di famiglie che, pur disponendo di un reddito, non possono permettersi altro che la sopravvivenza, perché cassa malati, affitti, elettricità, generi alimentari divorano questo reddito e per molte persone e famiglie una spesa imprevista diventa un incubo e piccoli piaceri come una cena in pizzeria, qualche giorno di vacanza al mare (fuori stagione, naturalmente, perché costa meno) diventano un lusso. Agire sui costi è imperativo, tutti lo dicono e dicono che deve andare a beneficio di tutte e tutti. Eppure ogni intervento viene bloccato dagli interessi di lobby o categorie, eppure gli interventi vanno sempre in una direzione punitiva per i più deboli, aprendo la porta alla medicina a due velocità, quella che stabilisce un fossato tra chi può e chi non può. Pensiamo all’ allentamento dell’obbligo per le casse malati di contrarre con i fornitori di prestazione riconosciuti, tema di una mozione UDC appena approvata dal Consiglio degli Stati. Un modo per dare ancora più potere alle casse malati, che sono una delle cause del problema, non la conseguenza. Oppure alla proposta, pure quella frutto di una mozione dell’UDC, di aumentare la franchigia minima, misura che la maggioranza del parlamento ha imposto al governo e che colpirà soprattutto i malati cronici e mina il principio di solidarietà che regge ( o reggeva?) il nostro sistema. Parlare di costi significa ragionare sul prezzo eccessivo dei medicinali, sull’inutilità di nuove offerte private laddove non ce n’è necessità , ma solo interesse economico (vedi l’apertura di un pronto soccorso a Sant’Anna, che il Consiglio di Stato ha giudicato “non necessario”, rispondendo a un’interrogazione di Laura Riget) o sul principio dei volumi massimi, che in Ticino non è preso in considerazione. Proprio perché il tema del contenimento dei costi è decisivo il Partito Socialista organizza per sabato 29 marzo all’Aula Magna dell’USI una mattinata tematica. A partire dalle 9.00 ci saranno relazioni di esperti sulla politica federale (Bruno Storni, consigliere nazionale), sulle politiche sanitarie (professor Luca Crivelli della SUPSI), sul tema della sovramedicalizzazione (Angelica Jaeggli, presidente dell’ACSI), un confronto tra attori del mondo della sanità (l’oncologo Franco Cavalli e la direttrice della Clinica Sant’Anna Michela Pfyffer) e gruppi di approfondimento sui temi con riflessioni e testimonianze. Senza ovviamente la pretesa di trovare soluzioni semplici e immediate, ma con la volontà di affrontare il tema alla radice.
Maurizio Canetta, granconsigliere PS