
Matia “Mat” Erba: «Ho visto 60enni praticare ad alto livello, perché smettere?»
«Due infortuni pesanti e… ho cominciato con il wakesurf».
LOCARNO - Se sei competitivo, in una gara vuoi sempre dare il massimo, vuoi sempre ottenere il massimo. Lo sport non è però solo un risultato: è anche altro. È una motivazione a crescere, è amicizia, è conoscenza, è esperienze… come quelle che sta facendo Matia “Mat” Erba, ticinese che da cinque anni a questa parte si sta godendo ogni piega del mondo del wakesurf.
«Ho cominciato relativamente tardi e un po’ per caso - ci ha raccontato proprio il 38enne, raggiunto nel suo negozio, il Boardshop Taniwha di Locarno (su instagram, @met.taniwha_) - prima praticavo wakeboard, lasciato per un doppio pesante infortunio. Poi, cercando qualcosa da fare come alternativa estiva allo snowboard, ho tentato con il wakesurf, che già conoscevo per averlo un po’ provato mentre lavoravo per un bagno pubblico a Tenero. Ho cominciato sul serio insomma, e non ho più smesso».Anche perché stimolato da risultati importanti.«Sono entrato a far parte della selezione svizzera. Sono stato due volte vicecampione nazionale nella categoria “Open” e due volte campione europeo “Amateur”. Ai Mondiali, infine, ho ottenuto un terzo posto CWSA “Amateur” e un sesto IWWF con la nazionale. C’è una progressione costante, l’obiettivo è quello di continuare a crescere: ora dovrei entrare nella categoria “Semi Pro”. Il sogno è quello di arrivare un giorno a quella riservata ai professionisti».
Dietro a tante soddisfazioni ci sono grandi sacrifici?
«Ogni settimana mi alleno due volte in acqua e una in palestra. E a queste aggiungo un allenamento funzionale a corpo libero. Dovrei fare anche yoga, che è ottimo per l’elasticità, ma al momento non riesco proprio. Più che i sacrifici c’è in ogni caso tanta passione. Mi diverto tantissimo».
E sarà così anche per le gare.
«Ah quella è la parte più bella. Le trasferte, vedere posti nuovi, confrontarsi con culture diverse e poi farsi tanti amici: è davvero fantastico».
Tanti viaggi, tanti problemi: come fai con il lavoro?
«I locali del mio negozio li condivido con un rivenditore di biciclette. Ci copriamo a vicenda: quando è via lui per le competizioni, penso io alla sua parte, quando invece sono assente io, è lui che mi dà una mano».
Tanti viaggi, tanti pensieri: come fai con i legami?
«Al momento sono single, quindi, nessun problema. Ho un cane, Skat, che ogni tanto mi fa compagnia. Altrimenti ho una carissima persona che me lo tiene».
Tanti viaggi, infine, tante spese: il wakesurf è alla portata di tutti?
«Sì, assolutamente: con un buon posto di lavoro i conti tornano tranquillamente. I costi ci sono, è vero, ma non sono impossibili. Basta organizzarsi. Io, per esempio, per le gare in Europa mi muovo con un van, così posso controllare le uscite. Diversa, ma gestibile, è la situazione con le trasferte intercontinentali. Per questo mi aiutano i miei sponsor, che non smetterò mai di ringraziare. Per il 2025 mi sosterranno aziende come Valli Colustom, Mengozzi SA, Immobiliare SL, Tapwater Distribution e Blackrevolt Wakesurf, oltre al mio Boardshop Taniwha».
Trasferte fa spesso rima con avventura.
«Lo scorso anno ho partecipato ai Mondiali a Hong Kong. I miei luoghi del cuore, quelli che ho apprezzato di più, sono però Annecy e Seul. Perché le due settimane, più o meno, che sto via, per me non sono solo di gare. Diciamo che è una vacanza attiva. Quella parte di Francia è molto bella, mentre la Corea del Sud è addirittura spettacolare. A farmi apprezzare i luoghi è però soprattutto la compagnia. Non pensate a delle competizioni nelle quali gli avversari si guardano storto e si odiano: nel wakesurf, per quel che è la mia esperienza, c’è grande cameratismo. Ci si trova, si compete e poi dopo la gara si esce tutti insieme a divertirsi. Il tutto è favorito da uno sport nel quale non competi contro il tuo rivale ma contro te stesso e da un’organizzazione molto “libera” della trasferta: la Federazione ti dà dei consigli sugli alberghi, delle indicazioni sul luogo, ma poi ognuno può muoversi come meglio crede. E così si lega moltissimo. Molti dei ragazzi incontrati in trasferta sono diventati amici, che sento costantemente».
Nonostante il divertimento, come tutti quelli che praticano sport ad alto livello dovrai prima o poi tenere conto della carta d’identità. Con gli “anta” che si avvicinano hai pensato a cosa fare da grande?
«Continuare con il wakesurf, ovviamente. È uno sport che non ha una data di scadenza e nel quale, visto che appunto in acqua sei da solo con la tua tavola, sei tu stesso a “scegliere” il livello. Non serve il fisico, sono invece molto importanti l'equilibrio e la tecnica per fare le varie evoluzioni. Ho visto 60enni praticare ad alto livello. Ci sono le categorie specifiche e… si va avanti. Finché ci si riesce a divertire, che poi è alla base di tutto, perché smettere?»