Il lavoro del servizio Care Team Ticino con le persone coinvolte in incidenti mortali: «Togliere il senso di colpa è difficile ma possibile»
LUGANO - «Sono distrutto, non so come andare avanti». Pentimento, senso di colpa, ma anche vergogna e tormento. Sono i sentimenti del camionista coinvolto nel dramma che, il 28 giugno del 2023, aveva tolto la vita a una ragazza di 17 anni a Sementina. Ieri il 61enne è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo e per lui è stata ordinata una pena, di 10 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni.
Il senso di colpa - Il pensiero va alla famiglia della giovane vittima. Un dolore indescrivibile. Una ferita che mai potrà rimarginarsi. Dall'altra parte, invece, il responsabile («se avesse prestato attenzione l'avrebbe vista», ha dichiarato ieri il giudice Amos Pagnamenta) il cui senso di colpa accompagnerà tutta la vita.
E su questo aspetto sono tanti gli interrogativi a cui è difficile trovare una risposta. È possibile superare il trauma? Oppure si può solo imparare a conviverci? «Togliere il senso di colpa a una persona che lo prova è difficile», ci spiega Massimo Binsacca, coordinatore di Care Team Ticino, il servizio cantonale che interviene nell'urgenza (su attivazione della polizia e dei servizi ambulanza) a supporto delle vittime di un evento traumatico.
Chi si scusa e chi fugge - «Si cerca di far capire che ci sono molte variabili legate a questo senso di colpa. Per la vergogna in questo caso dipende da come si sviluppa la situazione attorno all’individuo ossia se viene stigmatizzato o meno quanto successo. Chi ha dei sensi di colpa tende a scusarsi mentre per la vergogna si tende a sfuggire e a ritirarsi».
Ogni individuo ricorda Binsacca è unico, anche nelle diverse fasi di elaborazione del trauma. «Posso dire che parlando con delle persone di fiducia e facendosi aiutare da specialisti, si può superare». Questo, malgrado gli strascichi possano accumularsi per anni. «Dipende dalle risorse, dalla resilienza del singolo e dagli aiuti che si ricevono».
Tutto inizia con l'ascolto - In questo processo gli operatori del Care Team giocano un ruolo importante. La variabile essenziale? Il tempo. «Diciamo che se un supporto viene fatto già nelle prime fasi, quindi in urgenza, si possono avere dei buoni risultati. Se poi questo non è sufficiente bisogna rivolgersi a degli specialisti».
Detto questo, tutto inizia con l’ascolto. «Di principio noi siamo presenti verso le persone che richiedono il nostro aiuto per non lasciarle sole nei momenti più difficili; quindi cerchiamo con il racconto (ascolto attivo) di rimettere in ordine le idee e spiegando quali sono le reazioni naturali che il corpo esprime». Nel concreto? «Utilizziamo un modello denominato ASCOS: ci mettiamo all’Ascolto, Strutturiamo quanto ci viene detto, cerchiamo di Chiarire la situazione, Offriamo proposte, elaboriamo insieme delle Soluzioni».
«Ogni evento ha la sua storia, quindi il fatto che le persone coinvolte siano differenti, anche se si tratta del medesimo evento (per esempio, suicidio), le dinamiche cambiano». Ci sono delle similitudini e degli approcci similari in dipendenza dell’evento che noi applichiamo, ma non è scontato che sia sempre la giusta strategia; ripeto, dipende sempre da chi ci troviamo davanti».