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Cannabis ricreativa, il Parlamento vota no

La decisione è arrivata dopo una discussione di un'ora e mezza. Due i progetti pendenti in Ticino: il Cantone non sarà coinvolto
Ti-press
Cannabis ricreativa, il Parlamento vota no
La decisione è arrivata dopo una discussione di un'ora e mezza. Due i progetti pendenti in Ticino: il Cantone non sarà coinvolto

BELLINZONA - Il Gran Consiglio ha deciso di votare contro il coinvolgimento del Cantone in una eventuale sperimentazione dell’uso della cannabis ricreativa in Ticino, approvando le conclusioni del rapporto di maggioranza con 46 voti a favore (35 i contrari, due gli astenuti).

Il fallimento del proibizionismo - La mozione discussa, ripresa poi da Laura Riget (PS), risale al 2017 ed è stata inoltrata dall’allora deputato socialista Carlo Lepori (con altri firmatari). «Il proibizionismo - si legge - ha contribuito a esacerbare i problemi di salute di chi fa uso di cannabis. L’impressione comune è che “la guerra alla droga” sia fallita».

La richiesta - Si chiedeva, quindi, la creazione di «un gruppo di lavoro che coinvolga rappresentanti esperti di tutti i pilastri della politica delle droghe e delle varie forze politiche, con l’obiettivo di proporre un progetto pilota di regolamentazione della cannabis in deroga alla Legge federale sugli stupefacenti»

«Il tema è di competenza federale» - Il Governo, dal canto suo, aveva sottolineato come il tema del consumo (prescritto e non prescritto, altresì detto ricreativo) di canapa fosse «di esclusiva competenza federale, così come ogni possibile allentamento in materia di divieto di coltivazione, lavorazione e commercio di questo prodotto e dei suoi derivati».

La situazione in Svizzera - Al momento sono già attive «sette sperimentazioni scientifiche pilota in sei Cantoni, che rappresentano un passo significativo verso la comprensione degli effetti e delle implicazioni di nuove politiche in questo settore».

Le richieste di sostegno - I servizi dell’Amministrazione cantonale sono stati sollecitati con un paio di richieste di sostegno. Come sottolineato dal consigliere di Stato De Rosa, è arrivato l'ok con alcuni punti da approfondire da parte del comitato etico cantonale. Ora la decisione spetta all'Ufficio federale della sanità pubblica

«Non saremo parte attiva» - Il Consiglio di Stato, si legge nel messaggio, «seguirà certamente con interesse le eventuali sperimentazioni in corso in Svizzera, ma ritiene non esservi necessità di farsi parte attiva in un processo sociopolitico e sperimentale in atto gestito a livello federale e fondato su progetti promossi da gruppi di ricerca scientifica e accademica». Da qui, la richiesta di respingere la mozione.

«No alla mozione» - Il rapporto di maggioranza - relatori Maurizio Agustoni (Il Centro) e Lara Filippini (UDC), firmato anche dalla Lega e da una parte del PLR, invitava a respingere la mozione, ritenendo «preferibile attendere i risultati conclusivi dei progetti pilota attualmente in corso in Svizzera, prima di promuovere o sostenere sul nostro territorio cantonale ulteriori progetti pilota».

«Due progetti anche in Ticino» - Il rapporto di minoranza, siglato da PS, Verdi e l’altra parte del PLR, sottolinea come ci siano «due progetti pilota pronti a essere sottoposti all'Ufficio federale della sanità pubblica, uno dei quali vede coinvolta l'Università della svizzera italiana, mentre un secondo vede la presenza di un ateneo fuori Cantone». Da qui, i firmatari - i correlatori sono Giulia Petralli (Verdi) e Danilo Forini (PS) - chiedevano l’accoglimento parziale della mozione e che l’esecutivo si facesse «parte attiva con i progetti proposti, integrando dei propri rappresentanti al fine di accompagnare in modo efficace la sperimentazione sul nostro territorio».

«Il proibizionismo ha fallito» - Riget ha fatto notare il fallimento delle politiche proibizioniste, che «non solo non hanno risolto il problema, ma l'hanno aggravato, lasciando il mercato nelle mani della criminalità organizzata. Non stiamo parlando di una liberalizzazione selvaggia, ma vogliamo accompagnare un percorso in grado di testare una regolamentazione».

«Progetto ideologico e dannoso» - Filippini ha sottolineato come la proposta presenti varie criticità e rischi di creare «un effetto di trascinamento culturale molto dannoso. Quanti milioni siamo disposti a buttare dalla finestra per un progetto inutile, velleitario e ideologico?» Le ha fatto eco Agustoni (Centro): «Evitiamo che l'amministrazione cantonale debba distribuire cannabis in Ticino».

«Accompagnare, non metterne in campo nuovi» - Di contro, Giulia Petralli e Danilo Forini hanno precisato che lo scopo è «accompagnare i progetti già esistenti, non metterne in campo un terzo. L'obiettivo è vedere gli impatti sulla salute pubblica e osservare le dinamiche di mercato con l'introduzione di un mercato legale. inoltre, il Cantone non si farebbe promotore diretto di nessuna sperimentazione o distribuzione»

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