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Benvenuti nelle Blue Zones, dove si vive oltre i cent'anni

Dalla Sardegna al Giappone, dall'isola nell'egeo a una penisola della Costa Rica. Ecco perché in alcuni posti si vive a lungo
Dalla Sardegna al Giappone, dall'isola nell'egeo a una penisola della Costa Rica. Ecco perché in alcuni posti si vive a lungo

Moto, dieta sana e relazioni sociali soddisfacenti sono la ricetta vincente per vivere a lungo. Ci sono zone nel mondo in cui questi consigli sono diventati uno stile di vita tanto da poter vantare una popolazione molto longeva. Una sorta di mappa ideale che collega luoghi molto lontani geograficamente, ma caratterizzati dall'essere abitati da persone estremamente anziane ed in salute. Si tratta dell'Ogliastra-Barbagia, la zona più interna e selvaggia della Sardegna, Ikaria, isola greca dell'Egeo, dove un terzo delle persone vive fino a novant'anni, la Penisola di Nicoya, in Costa Rica, dove si registra il più basso tasso di mortalità tra le persone di mezza età al mondo, Okinawa, in Giappone, e la comunità cristiana avventista di Loma Linda, in California, i cui adepti vivono in media dieci anni in più rispetto alle altre zone d'America.

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Nuoro, terra fertile di anziani - Il concetto di Blue Zones è stato introdotto dal dottor Gianni Pes, direttore del Centro dell'Aterosclerosi dell'Università di Sassari in Sardegna, e dallo scienziato belga Michel Poulin, specializzato nello studio dei flussi migratori e della longevità. Nel 1999 un team di ricercatori dell'Università di Sassari ebbe modo di osservare che in Barbagia ed Ogliastra la popolazione locale viveva una vecchiaia molto lunga ed in salute, motivo per il quale Poulin si recò sul posto per compiere delle osservazioni scientifiche su tale fenomeno. Armato di una penna blu, iniziò a tracciare dei centri concentrici sulla mappa per individuare le zone con maggiore concentrazione di centenari, dando origine al termine Blue Zones. Tali studi vennero pubblicati su Experimental Gerontology identificando la provincia di Nuoro, in Sardegna, come l'area con la maggiore concentrazione di centenari al mondo.

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I nove elementi fondamentali - Nello stesso periodo in cui il team di Pes e Poulin compivano questi studi, l'esploratore e membro del National Geographic Dan Buettner, dopo aver compiuto degli studi sulla longevità a Okinawa, ritenne utile compiere le medesime osservazioni in altre aree geografiche che vantavano una popolazione molto anziana ma con un'alta qualità di vita, arricchendo gli studi compiuti da Pes e Poulin con il frutto delle sue osservazioni sul posto. Le Blue Zones hanno caratteristiche comuni che sono state sintetizzate nel termine Power 9, ossia l'elenco dei nove elementi caratterizzanti questi luoghi e che giustificano un così alto numero di ultra centenari.

Il movimento - Il primo è quello di muoversi in modo naturale: le persone più longeve al mondo non praticano degli sport di resistenza o allenamenti specifici ma vivono in ambienti che li stimolano a muoversi naturalmente. A Okinawa, ad esempio, la pratica del giardinaggio fa parte dello stile di vita delle persone che vi si dedicano senza far troppo affidamento a delle comodità meccaniche o tecnologiche, mentre il territorio montuoso di Ikaria impone passeggiate frequenti ed impegnative.

ImagoPaddy Jones la ballerina che accompagnò l'esibizione del gruppo lo Stato Sociale nel 2018. Ha 91 anni

Lo scopo - Il secondo elemento è quello di avere uno scopo nella vita, che si voglia chiamare 'ikigai' o 'plan de vida'. Secondo gli studi compiuti in merito, avere un motivo per il quale svegliarsi al mattino allunga la propria prospettiva di vita di ben sette anni. Un'altra caratteristica in comune delle zone blu è quella di poter fare affidamento su delle pratiche consolidate per eliminare lo stress. Nel sito Blue Zones, infatti, viene raccontato che in queste zone le persone si dedicano con frequenza a delle attività considerate benefiche per la salute mentale, come la pratica giapponese di connettersi con i propri antenati tramite la meditazione o il fare vita sociale bevendo un bicchiere di vino in Sardegna.

La dieta - Fondamentale, poi, è avere una dieta sana e mettere in pratica il vecchio adagio popolare che invita ad alzarsi da tavola 'affamati'. Pur con le dovute differenze, in tutte le Blue Zones le persone consumano dei pasti sempre più leggeri man mano che ci si avvicina alla sera. A questo proposito, un altro caposaldo della dieta dei centenari è una dieta ricca di cereali, legumi, frutta e verdura, ma povera di carne. Secondo la dottoressa Annamaria Acquaviva, dietista e nutrizionista, intervistata dal Corriere della Sera “in Barbagia si consumano ceci, fave e pane di grano duro, a Ikaria crescono verdure selvatiche ricche di polifenoli, a Nicosia la dieta è ricca di mais e fagioli mentre gli Avventisti di Loma Linda seguono una dieta quasi esclusivamente vegetariana”. Le bevande alcoliche, poi, vengono consumate con regolarità e moderazione, evitando gli eccessi o regimi troppo restrittivi, e trovando un giusto equilibrio tra salute e voglia di godersi la vita.

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La spiritualità - Altro aspetto molto importante è quello devozionale. Nelle Blue Zones le persone sono dedite alla religiosità e, a prescindere dal culto praticato, la mera cura della propria spiritualità e la partecipazione ai riti religiosi sembra che possa aggiungere fino a quattordici anni all'aspettativa di vita della persona interessata. Nell'elenco dei nove punti caratterizzanti questi luoghi, viene data molta importanza al concetto di famiglia. Viene infatti considerato molto importante non solo costruirsi una propria famiglia a cui dedicarsi con amore e devozione, ma anche dedicarsi alla cura dei membri anziani di quella d'origine vivendo preferibilmente vicini ad essi. In tal modo si evita quel senso di solitudine e isolamento che affligge le persone anziane nella società moderna.

L'importanza delle relazioni sociali - Il nono elemento elencato nel sito Blue Zones riguarda l'importanza di costruirsi, a prescindere dai legami famigliari, anche delle relazioni sociali stabili e durature. I cittadini di Okinawa, ad esempio, indicano con il termine 'moai' un gruppo costituito da alcuni amici che si impegnano vicendevolmente ad aiutarsi per tutta la vita. Gli studi eseguiti sul tema della longevità hanno stabilito che le abitudini salutari hanno un effetto contagioso, ed è importante quindi circondarsi di persone che condividono dei comportamenti salutari.

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La poca importanza dei geni - Ovviamente, per vivere molto a lungo ha la sua importanza il corredo genetico, ma è ormai noto che uno stile di vita salutare incide più della genetica stessa per essere longevi e avere una buona qualità di vita. Come confermato anche dalla dottoressa Acquaviva, “la genetica conta molto meno di quanto si pensi”. Secondo uno studio condotto in Danimarca si è infatti dimostrato che solo “il 20-25% della durata della vita è scritto nei nostri geni, mentre il resto dipende dalle scelte quotidiane”. Secondo l'Acquaviva, quindi “non siamo prigionieri del nostro Dna ma possiamo 'accendere' o 'spegnere' geni-chiave attraverso ciò che mangiamo, come ci muoviamo, quanto dormiamo e il modo in cui gestiamo lo stress. La longevità non è un destino immutabile, ma è qualcosa che possiamo modellare ogni giorno e conquistarci”.

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Lontani dagli eccessi - In una società come la nostra in cui si parla di longevità come qualcosa da poter costruire al laboratorio tramite terapie genetiche o esperimenti di bioingegneria genetica, lo studio delle Blue Zones ci insegna che vivere a lungo è il risultato di pratiche quotidiane molto semplici che vanno abbracciate con naturalezza. I nove punti prima esaminati, in effetti, ci indicano uno stile di vita che bandisce gli eccessi ma, allo stesso modo, promuove gli aspetti positivi e anche ludici della vita, come il bere in compagnia o farsi delle lunghe passeggiate nella natura. Vivere una vita attiva, svolgendo attività manuali, non solo conserva la dinamicità del corpo ma preserva anche la salute mentale delle persone. In tempi in cui i nuclei famigliari sono disgregati, e spesso si vive lontani ed in solitudine, il valorizzare gli aspetti positivi della propria vita, quale il costruire una propria rete di amici pronti a sostenersi l'uno con l'altro, non può che far rivalutare quel senso di comunità che troppo spesso viene sacrificato sull'altare di una società sempre più veloce e tecnologizzata. In fondo, come ribadisce la dottoressa Acquaviva “non si tratta di aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni. Il vero obiettivo non è vivere per sempre ma vivere davvero”.


Appendice 1

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ImagoPaddy Jones la ballerina che accompagnò l'esibizione del gruppo lo Stato Sociale nel 2018. Ha 91 anni

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