Il fenomeno del 'war tourism' sta diventando sempre più diffuso. Sui luoghi di guerra in cerca di emozioni forti.
Quando si parla di turismo vengono alla mente delle mete esotiche o culturali che molto hanno a che fare con il divertimento e lo svago, e poco con la sofferenza e la morte. Luoghi che permettano di staccare con la vita quotidiana, che regalino belle emozioni. Luoghi ambiti durante i faticosi giorni lavorativi come un oasi nel deserto. Ecco perché, a sentir parlare di 'war tourism', il turismo di guerra, si rimane quanto meno sorpresi. L'idea che qualcuno voglia andare a visitare i luoghi in cui è in corso un conflitto armato sembra una vera e propria pazzia, eppure tale tipologia di turismo è un fenomeno più diffuso di quel che si pensi. Il turismo di guerra, in realtà, non è nuovo, e, con riguardo ai luoghi che hanno fatto da sfondo a guerre sanguinose o ai siti storici che ne sono dolorosa testimonianza, si è sempre praticato.
Viaggio in Ucraina con foto ricordo - Da diversi anni l'interesse turistico si è spostato verso luoghi in cui il conflitto è ancora in corso, come l'Ucraina. Come raccontato dal Guardian, nel 2014 la regista polacca Vita Maria Drygas, si recò in Donbass per girare un documentario quando lesse un annuncio scritto a mano nel quale si offrivano “tour a buon mercato della prima linea”. “E' stato come un colpo di fulmine” ha raccontato la regista al quotidiano britannico, e dopo aver pensato ad uno scherzo crudele scoprì, in effetti, l'esistenza di “un enorme ramo turistico che rimane molto nascosto”. Nei successivi sette anni la regista ha seguito alcuni turisti di guerra nei loro viaggi nelle zone di conflitto, realizzando un documentario che è uscito nel 2023 con il titolo di 'Danger Zone'. La Drygas è riuscita a portare sotto i riflettori un fenomeno poco conosciuto e a tratti sconvolgente: quello dei turisti che si recano a visitare case bombardate o, muniti di mimetica, imbracciano un mitra per un immancabile selfie in prima linea. Una delle scene più toccanti del film è quella in cui viene documentato il viaggio di Rick, un tour operator americano che organizza war tour dal costo di oltre venti mila dollari a settimana, e di un suo gruppo di turisti in Siria. In un condominio bombardato viveva ancora una famiglia, e la mamma, al colmo della disperazione, propone ai turisti di portare con sé la propria bambina di appena quattro anni perché “forse avrà una vita migliore”. “E' una rappresentazione tragica della guerra - ha dichiarato al Guardian la Drygas - una madre che sceglie di consegnare la figlia ad estranei provenienti da un mondo sicuro piuttosto che tenerla con sé: è un urlo di disperazione”. Ciò che rimane incomprensibile è come sia possibile che delle persone possano recarsi in veste di turisti, e non di medici o volontari, in luoghi devastati dalla fame e dall'orrore della guerra, eppure non sono pochi coloro che scelgono di compiere un viaggio simile.
A caccia del nascondiglio del leader di Al Qaeda - Andrew Drury è un imprenditore edile di Guildford, in Inghilterra, che ha fatto del war tourism, o anche se preferisce chiamarlo, del 'dark tourism' un vero e proprio business. Da oltre vent'anni, l'imprenditore guida gruppi di turisti attraverso degli scenari di guerra, dall'Uganda, all'Iraq fino alla Cecenia, il Pakistan, il Kurdistan, e la Siria. Nel 2009, Drury si è recato a Tora Bora in Afghanistan a caccia del nascondiglio del leader di Al Qaeda Osama Bin Laden, mentre nel 2011 ha visitato la scuola di Beslan, nell'Ossezia del Nord, scenario di una terribile strage ad opera di terroristi ceceni. Molti di questi viaggi sono stati organizzati con l'agenzia turistica Untamed Borders che, nel suo sito, si presenta come “una compagnia di viaggi d'avventura che fornisce accesso ad alcuni dei luoghi più interessanti ed inaccessibili del mondo”, ed organizza tour in Afghanistan, Siria o Yemen. Come dichiarato da Drury al Guardian, compiere questi viaggi gli permette di comprendere meglio la terribile realtà della guerra e a sensibilizzarlo sull'argomento. La spinta ad affrontare dei tour così pericolosi è sostanzialmente la noia. “Penso che la vita quotidiana che conduco sia abbastanza banale - ha detto Drury - certamente sono felice, ho una vita davvero bella, ma ho sempre voluto qualcosa di più, sperimentare un po' di più (…) chiunque può andare a Machu Picchu, in luoghi turistici come quelli. Per me è sempre stato più interessante andare fuori dai sentieri battuti”.
Il brivido di vivere le bombe di Kiev - Con la guerra d'invasione russa in corso, anche in Ucraina non mancano i turisti di guerra. Il sito War Tours spiega che le persone sono spinte dai motivi più svariati: molti sono giornalisti o documentaristi, ma spesso sono semplici turisti che vogliono “vedere con i propri occhi cosa sta accadendo in Ucraina”, e specifica che i fondi raccolti vengono destinati per aiutare dei progetti locali. “Nessun notiziario può prepararti al rumore di un attacco aereo alle tre del mattino, o al ronzio inquietante di un drone Shahed sopra un quartiere residenziale. Questo non è 'turismo di guerra per l'adrenalina, ma è un'immersione in una delle storie più significative dell'Europa del XXI secolo, in tempo reale” si legge nel sito di War Tours.
200 euro per un gro tra le macerie ucraine - Il tour di un giorno a Kiev costa duecento euro a persona, e “consente di esaminare l'equipaggiamento militare distrutto dalla guerra, visitare i siti bombardati, parlare con i testimoni dei crimini di guerra ed essere guidati da una guida certificata per apprendere tutto ciò che si deve sapere sul conflitto in corso”. E' altresì possibile visitare Irpin e Bucha, al costo di trecento euro o la città di Kharkiv, al costo di trecentocinquanta euro. Alcune aziende turistiche si avvicino ancora di più alla linea del fronte.
Youtuber in guerra - France 24 ha raccontato l'esperienza dello spagnolo Alberto Blasco Ventas, un giovane youtuber seguito da oltre cento mila follower, che si è recato in Ucraina dopo aver preso un volo per la Moldavia e aver compiuto un successivo viaggio in treno di oltre diciotto ore. “E' la mia prima volta in una zona di guerra - ha raccontato il giovane - ho un po' di paura, non mentirò, perché non si sa mai”. Lo youtuber ha documentato tutte le fasi del suo viaggio, compresa la visita ad un cimitero di carri armati vicino al villaggio di Dmytrivka, alle porte di Kiev, o al ponte di Irpin, distrutto da un attacco aereo russo. Lo statunitense Nick Tan, che lavora nel settore finanziario di un'azienda tecnologica di New York, si è recato a Kharkiv. “Volevo solo vederla perché penso che le nostre vite in Occidente siano troppo comode e troppo facili” ha raccontato a France 24, affermando che dopo averla visitata ha smesso “di fare festa tutta la notte, saltare dagli aerei e prendere a pugni in faccia la gente”.
In un anno 4 milioni di ingressi di visitatori stranieri in Ucraina - I residenti di Irpin, però, non si sono mostrati altrettanto felici della visita dei turisti di guerra. L'accusa principale è quella di voler speculare con il dolore di chi vive costantemente sotto attacco nemico, e di guadagnare “soldi sporchi” dal dolore delle vittime del conflitto. Secondo Mariana Oleskiv, responsabile dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo del turismo, il war tourism “pone delle rilevanti questioni etiche anche se è un mercato destinato a crescere”. Nel 2023, in Ucraina, sono stati registrati oltre quattro milioni di ingressi di visitatori stranieri, un numero doppio rispetto al 2022, anche se la maggior parte di loro sono impegnati in viaggi d'affari. L'interrogativo di quanto sia giusto recarsi da turisti in posti devastati dalla guerra rimane aperto, e ognuno può dare la risposta che ritiene giusta, non dimenticando però che per tante persone al mondo vedere la propria vita minacciata da un conflitto armato non è una scelta turistica ma l'unica esistenza che gli è data vivere.