La bandiera del Lugano: «Sono davvero soddisfatto della mia carriera, ma ci tengo a dire che non è ancora finita».
Il 37enne è un esempio per i ragazzi: «È un piacere poter mettere a disposizione dei giovani bianconeri l'esperienza accumulata negli anni, così come essere un punto di riferimento per loro»
Quella del 2020/2021 sarà la 21esima(!) stagione da professionista fra le fila del Lugano per Raffaele Sannitz e – visto che al termine dello scorso campionato Julien Vauclair ha appeso i pattini al chiodo – il 37enne è diventato il giocatore più longevo del roster. «Sono il più vecchio del gruppo, ma non si nota (ride, ndr)», ha analizzato proprio l'attaccante ticinese. «A pensarci bene subito dietro di me c'è Walker, che ha tre anni in meno, per cui rispetto alla maggior parte dei miei compagni sono effettivamente molto più anziano...».
In tutto questo tempo Raffaele ha disputato – fra regular season e playoff – 895 partite nella massima serie svizzera condite da 349 punti, vincendo due titoli nazionali – nel 2003 e nel 2006 – e realizzando, l'ultima volta, il “game winning goal” della finalissima dei playoff. Nella sua carriera è anche stato draftato in NHL dai Columbus Blue Jackets nel 2001 e prima di lui pochi giocatori elvetici erano riusciti in questa impresa. Infine - con la Nazionale rossocrociata - ha disputato da protagonista quattro edizioni dei Mondiali, così come un'Olimpiade. Per i giovani può soltanto essere un esempio... «In tutti questi anni ho accumulato molta esperienza ed è un piacere poterla mettere al servizio dei giovani bianconeri, così come essere un punto di riferimento per loro. Oltre a questo tengo a sottolineare che essendo venuto al mondo all'Ospedale Civico di Lugano, a due passi dalla pista di ghiaccio, è motivo di grande soddisfazione aver giocato 21 anni per la squadra della città in cui sono nato».
Nel lontano 2000 fu proprio Serge Pelletier – quando era assistant-coach di Jimmy Koleff, così come head-coach degli Elites bianconeri – a introdurre un giovanissimo Sannitz in Prima Squadra. «Conosco molto bene Serge e sono contento che resti sulla panchina. Ha dimostrato di essere in grado di allenare il Lugano e reputo giusta la sua riconferma. Oltre a questo iniziare la nuova stagione con lo stesso allenatore che ha terminato quella precedente è sicuramente un vantaggio per tutto il gruppo, poiché conosciamo già la sua filosofia di gioco e sappiamo cosa vuole da noi».
E in 21 anni Sannitz ne ha visti passare di allenatori dalla Resega-Cornèr Arena... «Sono stati effettivamente molti, ma tutti - anche quelli che si sono fermati per poco tempo - mi hanno insegnato qualcosa. Ovviamente ho sempre provato a ricambiare la fiducia adattandomi a ogni sistema di gioco e a ogni ruolo. Non mi ha mai interessato giocare in prima o in quarta linea o essere il giocatore più appariscente del Lugano. Negli anni ho cercato di mantenere un certo equilibrio, poiché personalmente ho sempre ritenuto più importante essere fondamentale per la squadra, accettando di buon grado ogni collocazione tattica e svolgendo i miei compiti al meglio, anche quelli più umili. Mi sono poi reso conto che questo atteggiamento è stato proprio uno dei punti di forza della mia carriera e che è stato apprezzato dai coach che mi hanno allenato».
Intanto proseguono gli allenamenti individuali in vista della prossima stagione... «Il problema è che non sappiamo ancora quando inizierà il campionato e il nostro programma degli allenamenti prevede di essere in forma per la solita data d'inizio della regular season, ma non possiamo sapere cosa succederà. Mi sto allenando da casa e per me non è cambiato molto rispetto alle ultime cinque preparazioni estive. Il mio programma personale dei primi mesi è infatti sempre lo stesso e prevede un allenamento individuale rigoroso che svolgo all'esterno delle strutture della società. In ogni caso fisicamente sto molto bene: la testa e il corpo rispondono positivamente agli impulsi, ma soprattutto ho ancora le motivazioni necessarie per giocare ad alti livelli. Questo è l'aspetto più importante, altrimenti diventerebbe difficile allenarsi. Sono davvero soddisfatto della mia carriera, ma ci tengo a dire che non è ancora finita...».