Lo sostiene l'Istituto Superiore di Sanità (Iss) italiano, sulla base di uno studio svolto con l'Ospedale San Raffaele
La durata, inoltre, non dipende da fattori come l'età, la gravità della malattia o la presenza di altre patologie
MILANO - Gli anticorpi contro il SARS-CoV-2 «persistono nei pazienti fino ad almeno otto mesi dopo la diagnosi di Covid-19».
Lo ha annunciato l'Istituto Superiore di Sanità (Iss) italiano, sulla base di uno studio realizzato in collaborazione con l'Ospedale San Raffaele di Milano e pubblicato sulla rivista Nature Communications.
I risultati della ricerca, una delle più ampie a riguardo, confermano anche che la durata della permanenza degli anticorpi «è indipendente dalla gravità della malattia, dall'età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie».
Inoltre, «la loro presenza precoce è fondamentale per combattere l’infezione con successo», hanno annunciato i ricercatori, spiegando che «chi non riesce a produrli entro i primi quindici giorni dal contagio è a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19».
La ricerca ha delle implicazioni «sia nella gestione clinica della malattia nel singolo paziente, sia nel contenimento della pandemia» ha commentato Gabriella Scarlatti, che ha coordinato la ricerca. «Secondo i nostri risultati, i pazienti incapaci di produrre anticorpi neutralizzanti entro la prima settimana dall’infezione vanno identificati e trattati precocemente».
«Gli stessi risultati ci danno però anche due buone notizie», ha poi aggiunto la ricercatrice, «la prima è che la protezione immunitaria conferita dall’infezione persiste a lungo; la seconda è che la presenza di una pre-esistente memoria anticorpale per i coronavirus stagionali non costituisce un ostacolo alla produzione di anticorpi contro SARS-CoV-2».
Infatti, secondo i dati analizzati dai ricercatori del San Raffaele, la riattivazione di anticorpi pre-esistenti per i coronavirus stagionali non ha alcuna influenza nel ritardare la produzione degli anticorpi specifici per SARS-CoV-2, e non è associata a maggior rischio di decorsi gravi del Covid-19.
Lo studio, spiegano gli istituti, è stato condotto seguendo nel tempo 162 pazienti positivi a SARS-CoV-2, con sintomi di entità variabile, che si sono presentati al pronto soccorso dell’Ospedale San Raffaele durante la prima ondata della pandemia in Italia. Su 162 pazienti, 134 sono stati ricoverati. A otto mesi dalla diagnosi, erano solo tre i pazienti che non mostravano più positività al test degli anticorpi.
Il prossimo step? «Capire se queste risposte efficaci sono mantenute anche con la vaccinazione e soprattutto contro le nuove varianti circolanti, cosa che stiamo già studiando in collaborazione con i colleghi dell'ISS», ha concluso Gabriella Scarlatti.