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Quei podcast che noi paghiamo e nessuno ascolta

Costosi, ma non interessano. Un’analisi della tendenza delle Autorità federali all’autocelebrazione.
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Fonte NZZ am Sonntag
Quei podcast che noi paghiamo e nessuno ascolta
Costosi, ma non interessano. Un’analisi della tendenza delle Autorità federali all’autocelebrazione.

BERNA - Chi non ha mai desiderato farsi spiegare da dipendenti federali quanto sia eccellente l’amministrazione pubblica sborsando, seppur indirettamente, un bel po' di denaro?

La provocazione, targata NZZ am Sonntag, si rivolge al recente trend che vede le istituzioni federali impegnate nel produrre numerosi podcast per, almeno indirettamente, sponsorizzare il proprio lavoro. Dall’Esercito all’Ufficio federale della sanità pubblica, fino alla Piattaforma per lo sviluppo regionale regiosuisse, quasi nessuna unità amministrativa ha rinunciato a lanciare il proprio prodotto audio.

Ascoltatori? Decisamente pochi - Ci sarebbe però un piccolo dettaglio che pare essere ignorato: quasi nessuno ascolta questi podcast. L’interesse è spesso vicino allo zero, come dimostrano i dati ottenuti dalla NZZ am Sonntag. Alcuni episodi raggiungono appena venti ascoltatori. Questo, mentre i costi di produzione restano alti, visto che questi prodotti sono spesso realizzati da studi esterni. Insomma, gli audio diventerebbero così meri esercizi di autocompiacimento pagati a caro prezzo. Un milione di franchi circa, fino ad ora.

Spicca un podcast del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dal titolo "A Plus For Humanity", che da quasi quattro anni promuove il lavoro della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). Gli interventi sono essenzialmente di dipendenti del DFAE, intenti a lodare il proprio operato. Spesso gli ospiti sono figure di alto livello, e il tono della moderatrice, pagata dalla DSC, è di deferenza.

Il DFAE ha speso complessivamente circa 300 000 franchi per questo podcast, affidandone la produzione a un’azienda esterna e ingaggiando come conduttrice un’ex moderatrice di Echo der Zeit. I risultati, però, sono modesti: in media, ogni episodio è stato ascoltato appena 300 volte.

Propaganda? - L’amministrazione sembrerebbe puntare intenzionalmente sulla propaganda edulcorata sfruttando canali propri. A finanziare l'operazione, però, è il cittadino. A tal proposito viene fatto notare come all’inizio degli anni 2000, la Confederazione avesse meno di 200 portavoce. Oggi ce ne sono oltre 400 a tempo pieno. Dal 2017, inoltre, le spese per la comunicazione pubblica sono aumentate del 40%, raggiungendo 110 milioni di franchi all’anno. E parte di questo denaro, per l'appunto, confluisce in queste costose produzioni audio. L’UFSP avrebbe speso 210'000 franchi per il suo podcast Spectra.

I meno ascoltati - Il podcast dell'Ufficio federale della cultura, pensato per promuovere i vincitori dei Premi letterari svizzeri, ha raggiunto risultati disastrosi: un episodio, tra maggio e dicembre 2024, ha raccolto appena venti ascolti. Le dieci puntate del podcast sono costate però la bellezza di 53'000 franchi.

Anche la Commissione federale della migrazione ha voluto il suo podcast sulla storia della migrazione in Svizzera. Costo: 73'000 franchi (anche qui con uno scarso numero di ascoltatori).

Chi si distingue - L’Esercito svizzero è l'unico che è riuscito a ritagliarsi un pubblico di tutto rispetto, con oltre 5mila ascolti per episodio.

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