Si è concluso l’interrogatorio del direttore EOC Giorgio Pellanda durante il processo per il contagio da epatite C all’Ospedale Civico di Lugano
BELLINZONA - Chi ha posato quell’accesso venoso? Non è possibile saperlo con certezza, anche perché nel reparto di radiologia non mancano le sostituzioni non pianificate. E si tratta di un’operazione di routine, che non viene tracciata. «In tutto l’Ente ogni anno vengono posati circa 200’000 accessi venosi» ha spiegato il direttore EOC Giorgio Pellanda, che è appena stato interrogato durante il processo per il contagio di epatite C all’ospedale Civico di Lugano.
Era il dicembre del 2013, quando un tecnico ha aspirato una soluzione fisiologica da un flacone sterile multiuso per iniettarla nella vena di un paziente affetto da epatite C. E ha utilizzato la medesima siringa per aspirare ulteriore soluzione. Cos’è cambiato da allora? «Abbiamo eliminato i flaconi multiuso da 100 millilitri, sostituendoli con quelli monouso da 10 millilitri».
L’Ente non ha comunque preso nessun provvedimento sui dipendenti, come ha spiegato Pellanda rispondendo alle domande del giudice Siro Quadri. «L’ospedale vive anche della cultura dell’errore: gli errori vengono riconosciuti ed esaminati per migliorare» ha detto ancora il direttore EOC.
Domani alle 8.30 la parola passa alle parti, il procuratore pubblico Moreno Capella, e gli avvocati difensori Mario Molo e Mattia Tonella.