Cerca e trova immobili
CHIASSO

Addio L'Uliatt, è definitivo: la Fondazione Diamante punta sull'artigianato

Incontro fra la Fondazione Diamante e i promotori della petizione: stop confermato all'attività di ristorazione.
TiPress
Addio L'Uliatt, è definitivo: la Fondazione Diamante punta sull'artigianato
Incontro fra la Fondazione Diamante e i promotori della petizione: stop confermato all'attività di ristorazione.

CHIASSO - La chiusura del ristorante l'Uliatt è definitiva. La conferma è arrivata a seguito dell'incontro fra la Fondazione Diamante (FD) e i promotori della petizione “Salviamo L’Uliatt” (raccolte oltre 5'100 firme). L’incontro è stato richiesto dopo l’avvio e la consegna delle firme. L'osteria, lo ricordiamo, ha spento i fornelli giovedì 19 dicembre dopo 16 anni d’attività.

FD: «Ragioni di natura socioeducativa» - «In questa occasione - si legge nel comunicato inviato da FD - i rappresentanti della Fondazione hanno nuovamente spiegato le ragioni per cui è stata decisa la chiusura del ristorante L’Uliatt, che è definitiva. Già lo scorso mese di ottobre, il Consiglio di Fondazione – per il tramite della Direzione - aveva esplicitato le ragioni, di natura socioeducativa, che hanno determinato la chiusura del ristorante. Il ristorante era ubicato all’interno di una struttura socioeducativa, in cui la maggior parte dei collaboratori beneficia di una rendita AI lavora in ambito artigianale».

«Lavorazione di legno e cornici» - La necessità di «garantire una ridistribuzione più equilibrata delle risorse educative disponibili ha portato alla decisione di rinunciare all’attività di ristorazione, concentrando in futuro le attività sulle produzioni artigianali legate alla lavorazione di legno e cornici. L’approfondita riflessione che ha preceduto la decisione è volta a garantire a tutti i collaboratori presenti in struttura un adeguato accompagnamento». In un contesto formativo-educativo «questo rappresenta un elemento determinante e indispensabile, coerente con gli scopi primari perseguiti dalla Fondazione e con il mandato assegnato dallo Stato».

Confermata la presenza del laboratorio - Pur «comprendendo e condividendo il rammarico degli affezionati avventori per la perdita di un luogo di ritrovo pubblico apprezzato, è stato ricordato che la presenza del laboratorio L’Idea a Chiasso è confermata, senza alcuna riduzione del numero di posti attribuiti. Non vi è quindi – nonostante la cessazione dell’attività di ristorazione – nessuna volontà di smantellamento della presenza della Fondazione a Chiasso (e tanto meno nel Mendrisiotto, dove negli ultimi anni la Fondazione ha investito risorse importanti nelle strutture di Riva San Vitale e di Mendrisio, entrambe rinnovate e potenziate)».

Da 386 a oltre 630 utenti e collaboratori - L’incontro ha inoltre permesso di «ricordare ai promotori della petizione l’importante crescita dell’attività e delle proposte della Fondazione, attiva su tutto il territorio cantonale. Negli ultimi 25 anni, il numero di utenti e collaboratori a beneficio di una rendita AI è passato da 386 a oltre 630, accompagnati in una ventina di strutture. Questa crescita è stata possibile grazie al dinamismo e alla capacità di adattamento, che in diverse occasioni ha richiesto di riorientare o trasferire strutture e attività».

«Disponibili a discutere» - Ed è «in questo spirito» che la Fondazione conferma «la sua disponibilità» a discutere e approfondire con il Municipio di Chiasso – «unico legittimo partner istituzionale» – possibili «future attività volte a promuovere progetti inclusivi sul territorio. Iniziative che andranno attentamente valutate, tenendo in debita considerazione gli obiettivi e il mandato della Fondazione, le specificità e le esigenze degli utenti, e infine i limiti operativi e finanziari della FD. Limiti finanziari che le recenti decisioni politiche hanno peraltro pesantemente ridotto, riducendo i margini in precedenza disponibili per avviare nuovi progetti che, per loro stessa natura, comportano anche rischi aziendali ed economici».

I primi firmatari: «Amaro in bocca» - A seguito dell'incontro, anche i promotori della raccolta firme hanno espresso la propria posizione, sottolineando come il colloquio con la Fondazione abbia permesso «da un lato di comprendere le ragioni di una scelta tanto dolorosa, dall’altro ha lasciato l’amaro in bocca per la decisione definita irrevocabile. Non possiamo entrare nel merito di aspetti socio-educativi che spettano unicamente alla Fondazione, da parte nostra resta il rammarico per la perdita di un punto di incontro tanto apprezzato da tutti, un luogo di integrazione, di serenità, di consapevolezza».

«Fieri di aver dimostrato la vicinanza di tanti cittadini» - I primi firmatari (Moreno Colombo, Stefano Tonini, Daniele Raffa, Tiziana Grignola, Edo Cavadini e Luigi Rigamonti) ritengono che «alcune scelte, per altro strettamente legate alle nuove restrizioni finanziarie fissate dall’autorità cantonale, costringano purtroppo le Fondazioni che operano per conto dello stato a massimizzare e rispettare criteri imposti. Diciamo pure che creatività ed elasticità divengono così termini banditi, impedendo progettualità e innovazione.

«Chiasso resta senza un luogo irripetibile» - L’Uliatt è «svanito e non abbiamo altra possibilità se non accettare le scelte della Fondazione, che privano Chiasso di un luogo irripetibile. Resta la speranza che in un futuro, grazie all’imprescindibile intervento delle autorità comunali, si possa, in collaborazione con altre associazioni presenti sul territorio, progettare un nuovo ritrovo dove l’interazione, l’inclusione, la vicinanza siano realmente fruibili da chiunque. Grazie Uliatt!»

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
NOTIZIE PIÙ LETTE