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Mesolcina, un mese dopo il disastro: «Riusciremo a guarire le ferite»

LOSTALLO (GR)Mesolcina, un mese dopo il disastro: «Riusciremo a guarire le ferite»

22.07.24 - 19:30
Ancora molto da fare per cancellare i segni, ma la regione non si perde d'animo: «Qui il futuro è incerto, grati per gli aiuti».
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Mesolcina, un mese dopo il disastro: «Riusciremo a guarire le ferite»
Ancora molto da fare per cancellare i segni, ma la regione non si perde d'animo: «Qui il futuro è incerto, grati per gli aiuti».

LOSTALLO - È già passato un mese dal nubifragio che ha lasciato profonde cicatrici sulla Mesolcina. Oltre a una pesante modifica della morfologia del luogo, e soprattutto alle vittime, si contano infatti anche significative conseguenze sull'economia, così come tutta una serie di interventi che da qui ai prossimi mesi dovranno essere programmati per un ritorno alla normalità.

«A livello visivo, nonostante il duro lavoro è l'impegno da più parti per ripulire l'area colpita, l'impatto è ancora evidente e rischia di essere duraturo», ci spiega Nicola Giudicetti, sindaco di Lostallo. «A Sorte - sottolinea - è stata parzialmente ripulita la strada e sono in corso i lavori di rifacimento delle arginature, ma siamo ben lontani dal poter dire che tutto è tornato come prima. Anche per quel che concerne la pulizia del riale San Giorgio e degli altri 14 riali esondati c'è ancora molto da fare».

Rischia di avere ripercussioni a lungo termine anche l'impatto economico di questa infelice estate. «Il nostro è un territorio relativamente turistico. Ma avremmo dovuto ospitare lo Shankra Festival, in grado di tenere qui per un mese un'ottantina di persone e circa 8/9mila avventori per l'intera settimana dell'evento. Il venir meno di questa opportunità ha avuto certamente un peso per gli esercizi locali», prosegue Giudicetti. «La buona notizia è l'arrivo del Mini Racing Ticino e Moesa, che porterà a Lostallo il campionato europeo di auto telecomandate e qualche centinaio di appassionati».

Almeno per quest'anno, invece, i giochi sono fatti per i due grotti locali. «I principali punti di ritrovo estivo di noi del posto, il grotto Centena e il grotto Sala, difficilmente potranno riaprire per questo 2024. Anche perché uno di questi è praticamente diventato il deposito del materiale raccolto».

C'è poi l'incognita relativa agli agricoltori: «Qui il futuro è incerto. C'è una perdita di terreno agricolo considerevole. Quest'anno i diretti interessati potranno usufruire dei sussidi agricoli, ma l'anno prossimo se non avranno ripulito l'area non potranno avere accesso alla loro parte di reddito agricolo. I progetti di ripristino dovranno fare i conti con i limiti finanziari e forse non tutti se la sentiranno di sopportare spese troppo elevate».

Intanto, nota positiva, la solidarietà sta dando un grande contributo, economico e morale. «Dobbiamo molto al Cantone, che sta facendo tanto, così come a chi ci sta aiutando tramite i due conti corrente messi a disposizione. Al momento abbiamo raccolto, contando anche quanto versato da Tio/20 Minuti, poco meno di 2 milioni di franchi».

«Riusciremo a rimarginare le ferite del territorio»

Molto, moltissimo lavoro da fare ma non ci si perde d'animo in Mesolcina: «Al momento stiamo ancora lavorando alle misure urgenti e prioritarie quelle che riguardano le vie di comunicazione e la popolazione ed è una fase che si protrarrà verosimilmente per mesi», spiega Luca Plozza dell'Ufficio foreste e pericoli naturali dei Grigioni e responsabile del progetto di ricostruzione, «quindi fondamentalmente si parla di strade da restaurare, corsi d'acqua e arginature da mettere a posto, svuotare i bacini di ritenzione... in seguito - e anche parallelamente - inizieremo a lavorare alla seconda nostra priorità che è quella dell'agricoltura, sistemare i prati e i boschi, così come le strade forestali».

Si riuscirà a rimediare allo “sfregio” fatto dalla frana? «Diciamo che per quanto riguarda Sorte, dove abbiamo avuto l'impatto maggiore, è ancora prematuro sbilanciarsi. Sarà necessario compiere una valutazione dettagliata e poi fare delle scelte. Per quanto riguarda le altre aree interessate, rimuoveremo e sposteremo tutto il materiale in una zona già decisa. Riusciremo a rimarginarne le ferite, ma anche qui ci vorranno dei mesi».

Questione fondamentale resta proprio quella del rischio: «Tutto passerà per un'analisi accurata dell'evento che è già in corso e che, probabilmente già verso agosto, porterà a una serie di conclusioni. Queste ci consentiranno eventualmente di aggiornare zone di pericolo. Probabilmente entro l'autunno, e al massimo entro l'inverno, dovremmo avere una visione più chiara delle cose».

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