L'opinione del coordinatore della Gioventù Comunista
Si sente spesso dire che i giovani sono il futuro, che sono le nuove generazioni quelle che porteranno avanti il nostro paese e, con esso, la società.
Ebbene, da giovane quale sono mi chiedo come si possano avere tali aspettative ed esprimere tali pretese nei confronti di una generazione che è la più duramente colpita dalle scelte di un parlamento che vede l’istruzione come una spesa piuttosto che come un investimento; che preferisce aumentare i costi della vita di chi non percepisce reddito fisso piuttosto che basare le sue entrate su imposte progressive.
Non c’è stato quasi il tempo di leggere l’aumento dei costi sulle carte del preventivo 2024 che già lo si legge sugli scontrini delle mescite scolastiche, i cui prezzi sono aumentati fino a 40 centesimi per ogni prodotto, sui biglietti dei trasporti pubblici e sui costi di altri beni e servizi dei quali usufruiscono principalmente i giovani. A prima vista tali incrementi dei prezzi possono risultare insignificanti, infondo sono solo pochi centesimi no? Certo, ma sono aumenti su attività quotidiane che sommate costituiscono cifre importanti sul lungo periodo. In particolare, quello sui prodotti delle mescite scolastiche è un aumento vergognoso che spinge diversi giovani ad optare per alternative meno salutari rispetto a ciò che una mensa cantonale può e dovrebbe offrire. Tali tagli antisociali non sfavoriscono solo la nostra indipendenza economica, ma anche la salvaguardia della nostra stessa salute. Per quanto riguarda invece l’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici, se guardiamo alla dimensione nazionale ed europea è evidente il paradosso che viviamo nel nostro cantone. Se in città come Ginevra e Belgrado o in paesi come Malta e Lussemburgo la gratuità del trasporto pubblico ha riscosso enorme successo rafforzando l’intero servizio pubblico, come è possibile che in Ticino si perseveri nell’errore andando nella direzione opposta?
Fare un discorso di etica politica risulta quasi superfluo; il nostro governo sta apertamente prendendo di mira l’unica fascia della popolazione praticamente priva di mezzi economici e politici per difendersi. I minorenni non hanno infatti diritto di voto per contrastare con un referendum tali misure vergognose. Il nostro potere d’acquisto sta venendo ridotto ogni giorno di più non solo a causa dell’aumento generale dei costi, ma anche perché le nostre fonti di reddito vengono attaccate insieme a noi. La precarietà degli apprendistati è infatti diventata insostenibile a causa della mancata tutela da parte del Cantone, il quale non assume sufficienti ispettori di tirocinio e non pone fine allo sfruttamento degli stagisti, attraverso il divieto degli stages non pagati e l’introduzione di un apposito salario minimo dignitoso. Nessun progresso è stato fatto da quando la Gioventù Comunista ha tematizzato tali questioni con la petizione del 2021 “Stop al precariato giovanile”, sottoscritta da migliaia di persone, così come la petizione in favore dei mezzi pubblici gratuiti.
Insomma, con una mano il governo aumenta il costo della vita, mentre con l’altra limita le nostre possibilità di autosostentarci. Non tutelare gli apprendisti e gli stagisti non vuol dire solo rendergli difficile l’inserimento nel mondo del lavoro, ma significa soprattutto spingerli a richiedere un aiuto dalle loro famiglie, aggiungendo un’ulteriore pressione a questa categoria già duramente colpita da abbassamenti dei salari, tagli ai sussidi, eccetera. Così facendo, tagli e aumento del costo della vita innescano una reazione a catena che indebolisce le fasce più povere e arricchisce quelle più ricche, allargando così ulteriormente il divario sociale ed economico fra le classi. La lotta contro i tagli e l’austerità non avviene fra generazioni o settori lavorativi, bensì fra una classe privilegiata dal potere politico ed un'altra, quella lavoratrice, continuamente colpita da misure antisociali che tentano di inchiodarla al suo posto di subalternità. La nostra risposta deve essere unita e coerente, denunciando innanzitutto le nostre condizioni di lavoro e di studio. Constatare la semplice realtà non è fare vittimismo; si tratta del principio di una presa di coscienza collettiva che deve tramutarsi in organizzazione delle masse per opporci ad un tale scempio. Organizzarsi vuol dire riunirsi attorno ai sindacati per lottare uno a fianco all’altro, il lavoratore al fianco dello studente. E lottare significa proseguire avanti anche solo con piccole vittorie e battaglie, che prese singolarmente sembrano di poco conto ma che, unite, cambiano la realtà che viviamo. Battaglie come quella intrapresa recentemente dal Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA) contro la chiusura della Casa dello Studente sono un esempio di lotta che unisca studenti e genitori ad un solo scopo: ribadire che la difesa del servizio pubblico e del diritto allo studio è e rimane un investimento, non una spesa da ridurre per fare altri regali ai più ricchi
Solo con battaglie del genere e con una rete sindacale solida e unita potremo far sentire la nostra voce per porre fine alla soffocante aria di austerità che respiriamo. Poi ci si stupisce della fuga di cervelli verso oltralpe, è ovvio: i giovani non ne possono più!